Durante il corso di laurea in medicina e chirurgia, mentre preparavo gli ultimi esami di clinica, fra cui anche di clinica dermatologica, mi sono molto appassionato alla dermatologia per le sue caratteristiche iconografiche, per l’impatto visivo della materia ed anche per le implicazioni psicologiche spesso collegate: ho quindi capito che era la mia strada. Oggi, appassionato dalla pratica clinica difendo il mio spazio di medico anche nei periodi più impegnativi. Allo stesso tempo mi impegno da sempre nello studio di nuovi metodi di ricerca dermatologica: in particolare sono molto coinvolto in un nuovo metodo di calcolo dell’età biologica della pelle che considera contemporaneamente diversi parametri rilevabili con la diagnostica non invasiva (idratazione, elasticità, microrilievo di superficie...) e con l’analisi clinica, permettendoci di risalire all’età biologica della pelle che può essere confrontata con l’età anagrafica del soggetto. Un lavoro il nostro che ho sempre ritenuto debba essere ritmato da una profonda sete di conoscenza e da una grande umiltà: ricordo la frase con la quale davanti al letto di un malato il clinico fulminò il chirurgo troppo ardito nello spingersi nelle altrui competenze “sutor ne ultra crepidam- calzolaio non andare oltre le tue scarpe!”

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